Intervista: Barbara Appiano – Adelante Palabra

La casa editrice Kimerik, mi propone sempre autori di grande caratura e libri molto valevoli, sinceramente alcune volte mi trovo in imbarazzo a sottolineare, a voi lettori, la bellezza di questi scritti. Così è per la poetessa Barbara Appiano, artista poliedrica e narratrice esperta. Adelante Palabra è un libro di poesie, le parole sono essenziali, gli argomenti pure, ma dietro a tutto questo c’è un mondo che noi lettori dobbiamo scoprire e che l’autrice ci induce a scoprire. L’intervista è meravigliosa, si scopre un’autrice che ama definirsi pensatrice, produttrice di cultura, quale altra garanzia possiamo richiedere per comprare e leggere questo libro? Scopritela e amatela, se ancora non lo avete fatto.

Adelante Palabra è il titolo del suo libro di poesie, cosa significa? Significa in italiano “vai avanti parola”. Io amo le lingue, ho studiato inglese, francese, spagnolo, russo tedesco. Ho lavorato anche all’estero nel campo dell’automazione industriale per conto di una multinazionale tedesca, e le lingue ora, nella mia scrittura, sono un laboratorio itinerante d’immaginazione, per me la PAROLA è tutto. La parola è il mondo, la parola è una sola e senza di lei il mondo non avrebbe nome. Mi capita di sognare spesso in altre lingue come in tedesco, inglese o spagnolo e di comporre delle poesie in queste lingue che poi inserisco nei miei libri, mescolando narrativa e poesia. A volte alcuni capitoli dei miei libri di narrativa sono delle parole sospese, cioè pagine dove c’è una poesia in altra lingua che poi diventa concatenazione di fatti  e meraviglia nel capitolo successivo, come, ad esempio, in un libro, che uscirà con Kimerik, Il talento dell’indecenza. Una storia ispirata al caso di Enzo Tortora e al concetto di politica e patria che c’è nel mio paese, l’Italia. Vi è una poesia in tedesco che io ho sognato, dove il concetto di Patria, in tedesco HEIMAT diventa l’effetto e la causa del capitolo successivo. Non so perché mi capita di sognare in un’altra lingua e svegliarmi per scrivere quello che sto sognando, ma è così. Le lingue sono la geopolitica di un popolo ancora prima dei confini geografici, io sento molto la pulsazione del mondo diverso per lingua e usi, come una fonte di arricchimento. Più vivo, più mi rendo conto di non sapere nulla e questo mi spinge sempre più alla conoscenza e anche alla meditazione e ai voli pindarici che suscita in me la poesia.

Cos’è la parola per lei, e la poesia? La parola è il mondo traslato delle emozioni, le emozioni sono acqua corrente, acqua sorgente, sono fluide, sfuggono al significato sebbene il significato lo abbiano alla radice della loro esistenza, perché le parole sono libere e sono “interpretazione”. Sorprendono quando si accendono, stupiscono quando esplodono, sono il contatto che noi abbiamo verso il mondo, che io chiamo la geografia dell’intorno, la poesia è la sua ancella, ombra e luce ,fugge da ogni recinto di logica spiegazione, perché è libertà assoluta. La poesia è la più elevata forma di bellezza che l’uomo possa immaginare, perché trascende tutto, non spiega nulla perché non ha nulla da spiegare, ma è la casa del nostro divenire, un continuo sussultare di emozioni e sensazioni che ci fanno sentire parte del mondo. La poesia è il mondo che risorge e va a dormire senza bussare alla nostra porta. La poesia è parola sospesa, parola in attesa, parola che cade e si rialza. Noi abbiamo bisogno di sognare e la poesia è questo, un traghettare, un dondolare di voci e parole, dove le parole sono il magma e la sintesi del mondo. La poesia è sintesi  concettuale di ciò che non riusciamo spiegare ma che nasce senza saperlo dall’immaginazione, in essa vi è la fenomenica realtà hegeliana di un’idea che esce da casa sua, prende aria, si guarda intorno, torna a casa a comincia a viaggiare senza biglietto negli anfratti della fantasia, dando un senso dove apparentemente senso non c’è. La poesia è questo, il  senso delle cose che nascono per parlare, si inceppano sull’emozione ripartano a tutto gas per esplorare il mondo e la sua negazione.

Di cosa si deve nutrire il lettore attraverso le sue poesie? Della forza della Parola con la P maiuscola, dell’afflato che lascia leggendolo… Il libro è un treno, dove la parola è il capotreno e ti dice “vai avanti  Parola che c’è posto…Adelante Palabra. Questo libro nacque un giorno, fui fermata da un vigile urbano che voleva multarmi, ma poi non lo fece, lui parlava di cose ovvie e io cominciai a pensare alla poesia. La poesia è un vigile urbano alternativo, perché non ti multa ma ti incoraggia a viaggiare ad alta velocità attraverso l’immaginazione. Mentre lui parlava, io sentii il bisogno di scrivere e non avendo carta dove scrivere, gliela chiesi a lui. Un pezzo di carta che ancora conservo. Il lettore, che s’immergerà in Adelante Palabra, deve pensare al vigile urbano che ha collaborato, inconsapevolmente, alla genesi di questo libro. Il lettore potrà essere anche lui un poeta, che leggendo Adelante Palabra condividerà con me la divinazione della vita, soffermandosi sulle parole, sulle sospensioni e sulle divagazioni che io ho immaginato e che sono diventate un libro.

Lei è un’artista poliedrica, ha scritto articoli per Cosmopolitan e Il Mattino, poi ha scritto un romanzo che è divenuto un film documentario, e molto altro. Lei è tutte queste cose o comunque preferisce essere poetessa? Io sono un’artigiana della scrittura, penso che la parola che mi fa vivere ad altezze vertiginose è sia la prosa che la poesia. Mi ritengo una lavoratrice socialmente utile perché la società ha bisogno di scrittori, poeti, così come degli idraulici, falegnami e amministratori delegati. Gli scrittori sono i guardiani dell’anima, sono visionari e concettualmente rapiti dalle cose, un ponte tra l’immaginazione e il resto del mondo, per donare e condividere la gioia della creazione. Quindi io sono tutto e niente, sono parola e solitudine, sono discorso e immaginazione, sono il mondo che si modifica, ma sono anche e soprattutto una pellegrina umile di questo grande progetto che è la PAROLA. Io mi sento narratrice e poetessa insieme, è solo un problema di lunghezza e descrizione del mondo, da poetessa sintetizzo, da scrittrice allungo, ma dentro c’è sempre lei la parola.

Qual è la sua poesia preferita in Adelante Palambra? Tutte e nessuna, perché in realtà è un’unica poesia, fatta di tante poesie, che come un viaggio in treno fa tante fermate, ogni poesia è una fermata di tante stazioni immaginarie, in cui l’una è necessaria all’altra per terminare il viaggio e farlo ricominciare. Questo si chiama IMMAGINAZIONE.

Come vive la realtà italiana? Mi ritengo una pensatrice, produttrice di cultura, penso che se in passato gli intellettuali, e cioè coloro che formavano e formano, concettualmente le generazioni future attraverso l’esercizio della critica, erano stati messi in soffitta, licenziati dal pensiero unico, oggi noi siamo importanti perché rappresentiamo il pensiero multiforme, dove le scelte dipendono dall’osservazione, dalla riflessione e dalla critica che oggi io non vedo, vivendo costantemente sotto assedio, circondata da una mediocrità mediatica che fa si che ogni banalità diventi notizia. Quindi la realtà italiana ha bisogno di una rivisitazione etimologica-sociologica-antroprologica del sapere che è conoscenza e bellezza, non appiattimento intellettuale che elimina ogni critica, ogni dissenso per convogliare tutto in un contenitore, conformando pensieri e gusti delle persone che diventano massa. Io non sarò mai massa, sarò sempre predicato nominale, mai complemento oggetto, anche pagandolo con l’emarginazione, perché la libertà è un lusso che oggi pochissimi si possono permettere, sono i puri, quelli che come soldati stanno in trincea e fanno della loro resistenza “disarmata” il libro del futuro, un libro dove la verità e la conoscenza sono l’apice della nostra catena “esistenziale.”

Un desiderio per se stessa e un desiderio per la nostra società? Io desidero continuare a vivere la mia dimensione di artista con numerosissime pubblicazioni in corso, con Kimerik, ad oggi ben altri 9 libri in uscita per il 2019 e altri 8 in stesura che consegnerò presto. Ciò mi permette di combattere la malinconia che mi ha fiaccato quando seppi di avere un tumore, che poi ho sconfitto. Tutto questo è diventato un libro 18 millimetri di indifferenza , La cicatrice della mia esistenza, che uscirà a febbraio, sempre con la casa editrice Kimerik. La malattia è stata la maestra del valore incommensurabile che ogni vita possiede. Auspico per la nostra società italiana la rinascita del libro, che è nato prima del telefono e della televisione. Auspico una giornata nazionale, dove i telefonini, cosiddetti ‘smart’ si spengano e le persone invece di telefonarsi, provino a scriversi con carta e penna. I miei desideri e la visione del mio paese sono accessibili e visitabili sul mio sito http://www.appianobarbara.it. Un sito che io definisco, il centro di accoglienza delle mie idee.

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