L’elefantino curioso – Intervista

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Maria Elisa Loletti è un’insegnante (metodo Montessori), per amore verso i suoi bambini e verso il suo lavoro è sempre stata attenta alle esigenze dei suoi allievi. Così facendo grazie alla sua grande creatività e alla collaborazione dei suoi piccoli, ha messo su carta storie che potessero stimolarli, ma al tempo stesso divertirli. L’elefantino curioso, edito dalla casa editrice Kimerik, è il primo di una collana di libri per bambini. Bellissimi da leggere anche per gli adulti, io li consiglio sempre.

 

Il suo libro mi ha incuriosito molto, nonostante fosse per bambini, ma da loro si impara ogni giorno, nessuno meglio di lei lo sa. Come nasce L’elefantino curioso? Durante il mio lungo periodo d’insegnamento ho sempre amato leggere o raccontare storie ai miei piccoli allievi, anche perché loro attendevano con gioia questo momento. Nel raccontare usavo spesso storie della mia fantasia e notavo che erano molto gradite dai bambini. Alcuni anni fa è sorto in me il desiderio di fissare su carta queste mie storie, affidate fino a quel momento alla mia memoria e farne dei libri per bambini.  L’elefantino curioso è stato il mio primo libricino.

La lettura è un qualcosa di affascinante ed emozionante, chi ama i libri sa di cosa sto parlando. Ma nonostante questo, non avevo mai pensato che ci fosse un passaggio dalla fase di ascolto a quello della lettura attiva. Ci può delucidare meglio? Dai 3 ai 5 anni i bambini amano molto ascoltare storie, sia che siano proposte dall’adulto come racconto, sia che siano lette. Raggiunta questa età (5) il bambino inizia a comporre parole (nelle scuole Montessori) e poi, pian piano, a leggerle fino a giungere verso i 6 anni a leggere frasi ed in fine brevi racconti. A questo punto la storia raccontata dall’insegnante tante volte, fa sorgere nel bambino il desiderio di leggerla, perché finalmente anche lui possiede la chiave che gli permette di entrare nel libro.

I bambini, in tanti anni d’insegnamento, cose le hanno regalato? Sicuramente è molto più quello che ho ricevuto dai bambini, rispetto a quello che io, in tanti anni, ho dato loro. La loro allegria, la loro gioia di vivere, il loro affetto, i loro sguardi pieni di riconoscenza per i momenti belli trascorsi insieme, i loro abbracci spontanei e talvolta così impetuosi, mi hanno fatto amare sempre più il mio lavoro.

L’elefantino curioso è il primo di una serie di racconti. Ci può descrivere tutta la collana con le prossime pubblicazioni? I bambini amano molto le storie che hanno come protagonisti animali ed è per questo che i primi tre libri che ho scritto, parlano gli animali, con delle caratteristiche speciali L’elefantino curioso la cui grande curiosità lo mette in pericolo, ma poi, come sempre, lo porta ad avere maggiori opportunità. Il secondo parla di una piccola giraffa sempre affamata, (non solo di cibo) cercando sempre nuovi cespugli, fa una brutta esperienza. Ma anche questa storia ha un buon fine e la piccola giraffa ne trarrà vantaggio. Il terzo racconta di un orso bianco troppo credulone, che vive al polo nord, si farà raggirare da una volpe molto astuta, ma anche questa storia avrà la sua morale. Ho scritto altri libri adatti a bambini più grandi, dagli 8 agli 11anni, che hanno come tema (in modo giocoso) i doni che la Natura ci elargisce a piene mani. Un grande amico chiamato albero, Amica Acqua ed altri.

Nel suo tempo libero cosa ama leggere? Ultimamente il mio tempo libero è molto ridotto ed anche le mie letture sono più limitate. In questo periodo, preferisco libri rilassanti come L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono, illustrato da Tullio Pericoli, i libri di Sepulveda come Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, di Paulo Coelo Veronica decide di morire o di Serge Marquis  Il giorno in cui ho imparato a volermi bene.

Dalla sua biografia ho letto che è una pittrice da molti anni, con varie mostre alle spalle. Cosa dipinge? Ho iniziato dipingendo angoli del mio giardino, paesaggi, scorci che mi colpivano in modo particolare, poi mi sono resa conto che questi dipinti figurativi erano sempre più mediati dal mio paesaggio interiore nascosto e mutevole. Sono approdata quindi ad una pittura più astratta capace di dar voce alla geografia della mia anima. La pittura è divenuta così per me un modo di comunicare solitudini, ansie e ricordi al di là del linguaggio, un modo di convogliare emozioni su di una tela bianca. Di seguito a questa prima fase di astrattismo, ne è seguita quella caratterizzata da linee e forme geometriche che associate e materializzate in uno slang personale, mi hanno permesso di rappresentare altri paesaggi dell’anima. Poi queste linee e forme geometriche caratterizzate da cromatismi forti e contrastanti, hanno dato spazio a tonalità più tenui e a forme addolcite, creando un’immagine che mi permette di esprimere un’altra personale percezione del mondo,  un andare oltre la realtà, un cercare spazi ignoti fatti di luci ed ombre, un vero e proprio viaggio dentro l’anima alla ricerca di se stessi.

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