Mildred Pierce

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Mildred Pierce 2James M. Caine pubblica Mildred Pierce nel 1941, ma era già noto al pubblico per aver scritto Il postino suona sempre due volte. Il romanzo in questione è ambientato in California nel 1931, gli americani stanno subendo gli effetti della grande recessione del ’29, cercano di andare avanti, ma molte aziende crollano, falliscono e sempre più famiglie si trovano sul lastrico. Mildred è una donna sposata con due figlie, il marito, imprenditore edile, fallisce e si ritrova senza lavoro, lei inizia a darsi da fare cucinando torte e rivendendole alle famiglie che ancora si possono permettere piccoli lussi. Certo è che Mildred è molto brava, portata per la cucina e questo fa si che il suo nome inizia a viaggiare di bocca in bocca e di conseguenza a far aumentare gli incassi.

Ma fermiamoci un attimo, il romanzo racchiude in se una delle trame noir più belle che abbia mai letto, ben congegnato, con struttura solida . I personaggi principali qui non sono gli uomini ma la ferocia delle donne. Donne calcolatrici ed approfittatrici, arrampicatrici e senza scrupoli, insomma il genere femminile da questo romanzo non ne esce bene, ma proprio per nulla.

Mildred lascia il marito solo perché ormai non serve più e non porta soldi a casa, subito dopo lei intreccerà una relazione con il socio del marito che l’aiuterà ad aprirsi il suo primo ristorante. Fatto ciò, quando inizierà ad avere successo, abbandonerà anche lui per mettersi con uno squattrinato, approfittatore ma aristocratico, lei deve fare la scalata al successo.

In tutto questo perverso progetto di vita Mildred non è sola viene accompagnata dalla figura più diabolica del romanzo – da tutti definita così, ma non sono d’accordo, io credo sia Mildred – Veda la sua primogenita. In teoria Veda non sa far nulla, non ha un talento particolare, ma sa offendere tutti e sa mettere a tappetino chiunque incroci la sua strada. Vuole solo fare l’aristocratica, la possidente, la bella vita, senza faticare, senza alzare un dito. In fondo la vita le sorride sempre e le strizza l’occhiolino, come un camaleonte saprà adattarsi alle circostanze, ed infine, pure ben ripagata con la scoperta di un talento che non sapeva neanche lei d’avere. Tratta la madre come l’ultima delle sue cameriere (che non ha) la spinge a darle sempre di più pur non amandola e rispettandola, anzi Veda odia la madre solo perché si sporca le mani con il lavoro.

La ragazza è un personaggio pessimo ma la sua mano è sempre stata armata dal Mildred, è lei che pur di accontentare la figlia ha fatto di tutto si è indebitata, si è ammazzata di lavoro, si è sposata un aristocratico pappone, perdendo ogni dignità per conquistare l’amore della figlia, per avere un briciolo d’attenzione.

Mildred è la dama nera del romanzo, è raccapricciante, senza possibilità di redenzione.

Figure femminili ben delineate, oscure e senz’anima.

Un libro da leggere per riflettere su come le donne sanno essere diaboliche e nelle loro battaglie fanno tanti morti, non risparmiando colpi a nessuno.

Ottimo libro, ottima letteratura, tanto per riflettere un po’ in questo luglio rovente!

Se volete deliziarvi ancor di più esiste anche una versione cinematografica dove la protagonista è impersonata da  Kate Winslet. Brillante interpretazione, piacevole film ma non rende appieno l’essere becero della protagonista.

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